Pensieri del Presidente: “La Nostra Festa dei 20 Anni del Vivivolley”

All’ invito che mi è stato rivolto di scrivere “due righe” sulla serata in cui abbiamo festeggiato “i nostri primi vent’anni” dell’ ASD ViviVolley ’95, rispondo con un “pezzo” non del sottoscritto ma che a mio parere rispecchia/riassume molto bene lo spirito che anima da vent’anni la nostra piccola società sportiva. L’autrice è anche giocatrice di pallavolo tutt’ora in attività.

Buona lettura,
Giulio.

“Vincere è l’unica cosa che conta…”

di Silvia Raccagni
(articolo tratto da  www.illatob.it/volley)

  Ci hanno sempre insegnato che chi vince è colui che sale sul podio più alto, è colui che alza la coppa, chi ha appesa al collo la medaglia d’oro ed è l’unico che festeggia, ci hanno sempre fatto credere che tutto ciò che non sia il primo posto o “il risultato” sia sinonimo di sconfitta, ci hanno sempre fatto credere che i migliori stiano continuamente in alto e che le categorie rispecchino sempre il valore di chi ne fa parte. Ci hanno cresciuto così… con la stramaledetta convinzione che l’unico posto che valga sia quello più alto ma è “solo” un modo di vincere, poi quando inizi ad ascoltare un po’ di più te stesso e un po’ meno chi sta seduto a guardare e sparare sentenze, capisci che la “vittoria” può essere ovunque e a portata di ognuno, fondamentalmente ti rendi conto che non tutti possono esser da medaglia d’oro ma tutti possono essere dei vincenti. Certo arrivare primi, fare una promozione, alzare una coppa è il coronamento di ogni sacrificio è il raggiungimento di ciò per cui chiunque lotta e si allena, eppure non credo affatto che tutti coloro che non arrivano primi o non vincono delle competizioni siano dei perdenti.
E’ un modo diverso… ed è quello che non ti mette in competizione con gli altri ma prima di tutto con te stesso.
E allora quando vinci?!
Vinci quando non si ricordano i tuoi punti ma la bellezza del vederti giocare.
Vinci quando sei un esempio.
Vinci quando sei il miglior mezzo per i più giovani di diventare “grandi”.
Vinci quando sei umile.
Vinci quando i tuoi giocatori si attaccano alla maglia, quando non sono solo i soldi ad attirare ma la bellezza e l’importanza di ciò che dai.
Vince chi supera se stesso e le sue paure.
Vince chi riesce a liberarsi da schemi mentali e tornare libero nel gioco come quando si è bambini.
Vince chi nonostante il passare del tempo sa che non si finisce mai di imparare.
Vince chi trasforma in amicizia i rapporti che si creano in palestra.
Vince chi indossando la maglia da gara si emoziona ogni volta.
Vincono le società che anche senza grandi disponibilità economiche regalano un ambiente sano e sereno.
Vincono gli allenatori che creano persone e non “macchine”.
Vincono gli allenatori che creano atleti e non giocatori.
Vincono le squadre amate dal pubblico e che riempiono i palazzetti.
Vincono i giocatori che anche se non son fenomeni rappresentano la bellezza dello sport.
Vince chi ogni volta si mette a disposizione degli altri.
Vince chi a fine partita applaude l’avversario.
Vinci quando impari qualcosa di nuovo.
Vinci quando riconosci i tuoi limiti e li usi come punto di partenza per migliorarti.
Vinci quando sotto la doccia l’amaro di una sconfitta è inferiore alla stanchezza per aver lottato con tutte le forze.
E’ proprio quando capisci che vincere con te stesso, con i tuoi limiti, con le tue paure, con i tuoi difetti caratteriali, riuscire a migliorar qualcosa di sé stessi ad ogni allenamento, ad ogni annata, è lì proprio in quel momento che sei già un vincente. C’è la frase di un film che mi è sempre piaciuta molto e che a mio avviso rispecchia questo concetto: “A volte sei in testa, a volte resti indietro, la corsa è lunga e alla fine è solo con te stesso.” Son convinta che seppur sia uno sport di squadra è proprio perfezionando sé stessi che si aiutano gli altri a migliorare e allora sta a noi decidere in quanti modi vogliamo essere vincenti.

Silvia Raccagni, laureata in Scienze e Tecniche delle attività motorie preventive e adattate. Gioca a pallavolo da 20 anni, attualmente in una squadra di B1, una promozione in A2 ma non ha mai giocato in serie A anche per scelte di vita. Ha iniziato a scrivere articoli per puro caso, non essendo né una giornalista né una scrittrice e non avendo fatto studi inerenti, ha iniziato a scriverli per pura passione e per trasmettere qualcosa visto “dall’interno”, da chi fa parte di questo bellissimo mondo della pallavolo.